VIA GHIGLIONE-OTTOZ, M7+, 260 M - Up-Climbing

VIA GHIGLIONE-OTTOZ, M7+, 260 M

Misto moderno sulle Aiguilles Marbrées

Filip Babicz e Heike Schmitt hanno realizzato la prima ascensione in stile misto-dry della “Via Ghiglione-Ottoz” alla Pointe Alphonse Payot alle Aiguilles Marbrées (Monte Bianco).

Le Aiguilles Marbrées sono frequentate prevalentemente per le traversate di cresta. Durante la stagione invernale, quando il gelo e la neve stabilizzano le rocce dei versanti, sono meta anche degli appassionati di misto moderno, che possono divertirsi seguendo alcuni itinerari aperti in questo stile.

Recentemente Heike Schmitt e Filip Babicz, scalando con piccozze e ramponi, hanno ripercorso parzialmente un antico e abbandonato itinerario su roccia che si svolge lungo lo spigolo nord-ovest di una delle punte delle Aiguilles Marbrées. Filip Babicz racconta:

Il 20 marzo Heike Schmitt e io abbiamo salito una bellissima via sulla cresta nord-ovest della Pointe Alphonse Payot alle Aiguilles Marbrées. Non è una via nuova, in diversi punti abbiamo trovato segni di passaggi precedenti, ma è una salita sconosciuta, caduta nel dimenticatoio. Non sappiamo nemmeno chi sia stato il primo a salirla né quale sia stata esattamente la linea seguita dai nostri predecessori. Quello che sappiamo è che il 4 agosto 1956 la cordata Ghiglione-Ottoz scalò più o meno lo stesso tratto di parete lasciando alcuni chiodi. Abbiamo ritrovato dei vecchi chiodi, alcuni dei quali li abbiamo tolti con le sole mani. Ecco perché abbiamo deciso di dedicare la linea che abbiamo salito e attrezzato a questi due pionieri.

La via è lunga 9 tiri (circa 260 metri) e segue una linea logica ed estetica su roccia prevalentemente molto compatta, ulteriormente ripulita da blocchi instabili. Tutte le soste sono attrezzate con spit inox e abbiamo lasciato 8 chiodi in buone condizioni sui tiri. Ciò che rende questa via particolarmente attraente è la sua estrema vicinanza al Rifugio Torino (solo 15 minuti di avvicinamento!), la qualità sorprendentemente alta della roccia e le difficoltà abbastanza sostenute su tutta la sua lunghezza.

 

Aiguilles Marbrées, Monte Bianco, Alpi Graie (Valle d’Aosta)
Pointe Alphonse Payot 3506 m
Via Ghiglione-Ottoz
260 m, M7+

Materiale. Classico da ghiaccio e misto, friend (Camalots 0,1 – 3 dei quali doppie misure dalla 0,75 alla 2), corde 2×60 m.

Accesso. Da Entrèves (Courmayeur, AO) salire in funivia a Punta Helbronner e al rifugio Torino. Accedere al ghiacciaio e procedere in direzione nord-est verso le Aiguilles Marbrées. L’attacco della via si trova all’interno del caratteristico avvallamento glaciale situato ai piedi della punta più nord-occidentale delle Aiguilles Marbrées, ca. 20 m a sinistra del punto più basso del suo spigolo nord-ovest. 15’.

Itinerario.

Tracciato. Foto F. Babicz

L1: all’attacco si trovano due fessure, una dritta e un’altra leggermente obbliqua verso destra. Scalare la fessura di destra, quindi con un netto traverso di ca. 2 m verso sinistra raggiungere la sosta. M6, 20 m;

L2: scalare un’evidente fessura che incide una placca. Poi, al chiodo, una breve fessura off-width seguita da un facile traverso verso destra. Infine un breve diedro e, all’altezza di due chiodi, un deciso traverso a destra al terrazzo con la sosta. M5, 30 m;

L3: superare la fessura nel muro direttamente sopra la sosta (un chiodo). M7+, 30 m;

L4: seguire il diedro che si trova pochi metri a destra della sosta (un chiodo). Dopo un colatoio traversare a sinistra e affrontare direttamente lo strapiombo soprastante (2 chiodi). M7+, 30 m;

L5: prima seguire il bordo dello spigolo, poi le evidenti fessure sulla destra fino in cima alla guglia. M5+, 35 m:

Con una doppia di 15 m scendere alla brèche sottostante.

L6: seguire fedelmente lo spigolo fino alla terrazza successiva. M4, 20 m;

L7: affrontare il ripido ma breve muro successivo (un chiodo). Poi più facilmente fino alla sosta. M7, 20 m;

L8: raggiungere la spaccatura alla base del salto successivo. Salire inizialmente un po’ a sinistra del filo dello spigolo, poi traversare a destra di esso e infine affrontare il diedro marcato sul bordo fino alla terrazza soprastante. M6+, 40 m;

9: superare il muro sopra la sosta e infine, lungo una bella fessura e una lama staccata, uscire in cima. M5, 20 m.

Discesa. Cinque calate con due soste attrezzate fuori via. Dalla cima effettuare la prima calata direttamente in parete ovest fino a una comoda terrazza con blocchi (55 m). Durante la seconda calata spostarsi un po’ a destra (faccia a valle) fino alla sosta successiva (55 m). La terza breve calata avviene su terreno facile, molto in diagonale, fino alla sosta del terzo tiro (35 m). Da qui con altre due calate si torna alla base della parete.

Foto in copertina: coll. Babicz/Schmitt

Nota: l’arrampicata e l’alpinismo sono attività potenzialmente pericolose, che devono essere affrontate con esperienza e consapevolezza. L’uso delle informazioni qui riportate si fa a proprio rischio.
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